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QUANDO E’ CORRETTO L’USO DEL TERMINE “LATTICE”    
(Riferimento Circolare del Ministero delle Attività Produttive del 7 dicembre 2001 n. 782684)

Per tutelare i diritti e gli interessi di produttori, rivenditori e acquirenti finali il Ministero delle Attività Produttive ha diramato a fine 2001 una Circolare per definire il “corretto utilizzo del termine lattice sui materassi e sui mobili imbottiti”: è interessante richiamarne i punti essenziali. Intanto la definizione: il lattice naturale è solo quello prodotto per “dispersione di polisoprene generato dall’hevea”, e cioè quello contenuto nella corteccia delle piante della famiglia delle Euforbiacee, provenienti dalla foresta amazzonica e dalle Guaiane ma coltivate anche in Malesia e Indonesia. Il lattice sintetico invece è ottenuto per “dispersione di polimeri sintetici, derivati, per esempio, dallo stirene-butadiene”. La schiuma di lattice invece è “ottenuta per coagulazione e vulcanizzazione di un’emulsione di lattice sintetico e/o naturale, mischiata con aria”, mentre l’agglomerato di fiocchi di lattice-polietere “è il prodotto ricostituito partendo da residui di lattice e polietere”. Quest’ultimo punto è molto importante, perché “il prodotto ricostituito non può in alcun caso essere indicato semplicemente come lattice”. Attenzione dunque alle mistificazioni. Per quanto riguarda le denominazioni, interamente o 100% di lattice possono dirsi “i materassi che hanno un’anima unicamente di lattice di almeno 10 centimetri di spessore”, mentre se l’anima include almeno l’85% di lattice di origine naturale “l’indicazione supplementare origine naturale è la sola autorizzata”. Inoltre “La denominazione materasso lattice, la composizione del materasso e la sua eventuale reversibilità devono figurare sul materasso in modo permanente e con caratteri di uguale grandezza.” Se le caratteristiche descritte non sono rispettate, “la denominazione deve fare riferimento sia al componente presente in maggior quantità nell’anima del materasso, sia utilizzare l’indicazione materasso composito”. Con la possibilità però di aggiungere la denominazione “Superficie di contatto in lattice”. In ogni caso, l’etichetta che descrive la composizione del prodotto deve indicare chiaramente la natura dei componenti dell’anima, dell’imbottitura e del traliccio del materasso. Infine due precisazioni: “i nomi dei prodotti e delle marche non possono essere associati al termine lattice” e “le tolleranze applicabili alle dimensioni indicate sono quelle riportate nella norma UNI/EN 1334/1998, pari a + 10 mm.”
Queste sono naturalmente solo le indicazioni principali contenute nella Circolare, che abbiamo ripreso per cercare di offrire un metro di giudizio sufficientemente circostanziato agli operatori. Chi volesse saperne di più, o ricevere il testo integrale del Ministero, può farne richiesta contattando direttamente il Consorzio Produttori Materassi di Qualità dal sito www.consorziomaterassi.it

 

Il lattice naturale è estratto da una pianta particolare ad alto fusto, l’Hevea Brasiliensis, diffusa soprattutto nella foresta amazzonica ma coltivata anche in Malesia e Indonesia. E’ un liquido biancastro e acquoso, costituito per circa il 40% di gomma. Lo sfruttamento intensivo di una pianta permette di ottenere in media 3 kg di gomma essiccata all’anno. Per ottimizzare costi e approvvigionamenti si è passati ad integrare la produzione naturale con quella industriale, che mantiene con buona approssimazione le caratteristiche di elasticità del prodotto naturale con il vantaggio di mantenere uno standard qualitativo e quantitativo più costante.

 

Questa è la sezione di un monoblocco al 100% di schiuma di lattice naturale, con uno spessore di 14 centimetri. Un materasso così concepito può denominarsi come materasso in lattice e utilizzare l’indicazione supplementare origine naturale.

 

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